Nel tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il sindaco Bitetti ottiene un rinvio di due settimane per permettere al nuovo Consiglio Comunale di esprimersi sul nuovo piano per il siderurgico.
Ha ottenuto quello che voleva il sindaco Bitetti, in questa seconda trasferta romana per scegliere quale strada imboccare per l’infinita vicenda del centro siderurgico di Taranto. Il Governo, per bocca del ministro Adolfo Urso, aveva espresso il desiderio che oggi si mettesse la parola fine, acquisendo il parere degli enti locali sul nuovo piano per rilanciare l’ex-Ilva, in versione decarbonizzata.
Tuttavia, forte anche del mandato conferitogli, seppur informalmente, nel corso della riunione convocata qualche giorno fa a Palazzo di Città con tutti i nuovi consiglieri e assessori, il sindaco Bitetti è riuscito a ottenere un rinvio indispensabile per consentire al nuovo Consiglio, che si insedierà nei prossimi giorni, di pronunciarsi e fornire ufficialmente al primo cittadino una linea politica definita da portare a Roma.
La questione della nave rigassificatrice
La questione dirimente, come già spiegammo qualche giorno fa, riguarda la possibile presenza nella rada di Mar Grande di una nave rigassificatrice, che per il Governo è indispensabile per alimentare i tre impianti per la produzione di pre-ridotto che dovrebbero essere installati all’interno dello stabilimento tarantino. Su questo punto, come ci aveva riportato proprio il sindaco Bitetti a margine della riunione a Palazzo di Città, si registra una diffusa contrarietà nella politica tarantina. Il motivo è facile a intendersi: la presenza di un impianto a così alto rischio, per di più a due passi dalla raffineria e dallo stesso siderurgico, potrebbe rappresentare la pietra tombale sul traffico merci in un porto mercantile che, a dire il vero, è già da anni quasi completamente fermo e appare per ora privo di qualsiasi reale prospettiva di rilancio in questo senso. Il Governo, dal canto suo, afferma che, se proprio Taranto non la volesse, nessun problema, la nave potrebbe tranquillamente essere allocata a Gioia Tauro. Portandosi appresso, però, i tre impianti per la produzione di pre-ridotto e, con essi, qualche migliaio di posti di lavoro. La cui perdita, ovviamente, sarebbe opportunamente addebitata dal centrodestra al Governo a carico dell’amministrazione di centrosinistra. Per la serie: “Noi la soluzione ve l’avevamo offerta…”
Le compensazioni sul tavolo
La partita che il sindaco Bitetti sta provando a giocare con il Governo, però, è anche più complessa di così. La storia ci ha insegnato (e negare questa evidenza sarebbe alquanto miope) che l’effettivo potere degli enti locali sulla questione industriale a Taranto sia quantomeno ridotto. Per farla semplice, se il Governo deciderà che lo stabilimento deve andare avanti, lo stabilimento andrà avanti. Ciò che il sindaco può fare, però, è provare ad ottenere quanto più possibile in cambio, per una città cui ancora una volta viene richiesto un sacrificio per la Patria.
Il primo cittadino avrebbe avanzato al Governo, quale “compensazione” per la rinnovata presenza del siderurgico, ancorché decarbonizzato, alcuni pesanti interventi infrastrutturali.
Richiesta numero 1: fare in modo che l’autostrada A14 Bologna-Taranto arrivi per davvero fino a Taranto, anziché fermarsi nel bel mezzo delle campagne massafresi.
Richiesta numero 2: collegare la città alla rete ferroviaria dell’alta velocità, sottraendola ad un isolamento ferroviario inaccettabile per una città definita come “strategica” solo quando fa comodo.
Richiesta numero 3: apertura ai voli civili dell’aeroporto “Arlotta” di Grottaglie.
Oltre a questo, ovviamente, il Comune e gli enti locali in generale dovranno poi chiedere garanzie anche sul rispetto dei tempi, strettissimi, per la realizzazione di una decarbonizzazione che richiederà appalti da centinaia di migliaia di euro. Come farà il Governo a promettere che tutto questo si realizzi per davvero in così pochi anni?
Come andrà a finire?
Dando per probabile che, alla fine, la città dovrà comunque cedere alla presenza della nave rigassificatrice, sotto la pressione del ricatto occupazionale e dell’evidenza che il porto, per il momento, è comunque privo di alternative per restare in vita, bisogna capire che cosa il sindaco e la sua giunta riusciranno ad ottenere.
Sappiamo benissimo che è pressoché impossibile che tutte queste richieste vengano accolte. Nondimeno, sicuramente alcune sono più “cedibili” di altre. L’aeroporto, ad esempio, è senz’altro meno importante delle strade ferrate, se consideriamo che a poca distanza ci sono gli scali di Brindisi e Bari… dunque è possibile che alla fine di una trattativa si venga comunque fuori con una promessa formalizzata almeno sull’autostrada o sull’alta velocità ferroviaria.
In ultimo, una provocazione per un piccolo sogno di cui proviamo da tempo a tenere il lumicino acceso: ci piacerebbe molto che sul tavolo del Ministero qualcuno facesse scivolare un fogliettino con un’altra richiesta, che il Governo potrebbe esaudire “a costo zero” ma che potrebbe far molto per la città: la ripresa del progetto di un’Università di Taranto, avviata qualche anno fa sotto il Governo Conte II e poi lasciata morire di stenti…
Ci pensi, sindaco…
