Pettole, acciaio e calcio. Siamo a Taranto

Santa Cecilia apre il lungo Natale tarantino. E la città vive tutti i suoi contrasti: la crisi del siderurgico, la paura per il futuro. E la speranza nel pallone, forse ancora l’unica per cui esaltarsi

L’odore delle pettole non può mancare. Quello proprio no. Perché Taranto alle sue tradizioni ci tiene, eccome. Il Natale non è poi così lontano, e Santa Cecilia ne è il primo appuntamento. Facile lasciarsi andare, tentando pure di tramandare l’usanza alle generazioni più giovani. Fosse mai dimenticassero quel che rappresenta questo particolarissimo momento dell’anno, assieme naturalmente ai Riti della Settimana Santa.
Eppure, c’è nell’aria la sensazione che stavolta è diverso. Perché Taranto forse – e va ribadito: forse – è davanti al periodo più incerto della sua storia più recente. La crisi grave in cui versa lo stabilimento siderurgico, con le migliaia di lavoratori appesi a un filo, induce al pessimismo. Non foss’altro perché nessuno da Roma in giù è capace o ha la volontà di rassicurare.

Siamo al “game over”? Può darsi. Perché anche questo Governo s’arrampica su soluzioni vuote, quantomeno poco percorribili. Esattamente come quelli che si sono succeduti dal 2012 in poi, l’anno assunto simbolicamente quale inizio della lotta contro i veleni. Una lotta partita anni prima, ma che fu ufficialmente riconosciuta grazie all’inchiesta della magistratura tarantina. Da allora, non va mai dimenticato, sono stati sette i Governi. Nell’ordine: Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte I, Conte II, Draghi. L’ottavo è l’attuale, l’esecutivo Meloni. Da quel 2012, un numero elevato di decreti ‘salva Ilva’, fra altre inchieste giudiziarie, sentenze europee e tentativi di vendita di quel fragilissimo ‘gigante’. Salvaguardando occupazione pur tuttavia incerta, rendite di posizioni politiche e sindacali. Abbracciando tranquillamente i gattopardi e falsi profeti. Ma soprattutto dimenticando ambiente e salute, cioè la pelle dei cittadini.

La città è in ginocchio, c’è poco da girarci intorno. Non ha avuto né saputo crearsi alternative economiche valide e solide, aggrappata come spesso alla mano dal cielo, credendo alle promesse, alle tante parole dei ‘messia’ di turno. Ed è una città divisa: operai contro ambientalisti, ambientalisti contro i sindacati e viceversa, politici amici di tutti e nemici delle ricette politiche altrui, ambientalisti contro ambientalisti. E sullo sfondo cittadini sfiduciati, increduli. Rassegnati. Sì, Taranto è in ginocchio e anziché unirsi preferisce dividersi. Non è un giudizio, non è pontificare: è la realtà. Ed è indiscutibile.

E il calcio cosa c’entra? Beh, Taranto è legata alla sua squadra, vive per i colori rossoblu. Seppur delusa da tanti anni divorati da società fallimentari, continua a tifare, con passione e cuore. Sperando di tornare nei quartieri medio alti, almeno, del football italico. E pur di crederci, ha digerito – seppur con non pochi tentennamenti – che la sua squadra sia in possesso di un gruppo industriale barese (pensa te che destino: barese, proprio l’avversario più ‘odiato’), arrendendosi al fatto che nessun tarantino si sia fatto avanti per far rinascere quei colori così amati.

E così, mentre l’acciaio s’arrugginisce, e i tanti nodi non si sciolgono (porto, arsenale, aeroporto e altro ancora), il calcio sembra vivere una nuova stagione di entusiasmo. Proprio ciò che ci voleva, sarebbe il caso di dire. Ma non è un’arma di distrazione di massa, non può esserlo: la crisi di Taranto è profondissima. Vincere un campionato, stupirsi per la bellezza del futuro stadio ‘Iacovone’, non basterà per distrarre.

Soluzioni? E chi ce l’ha veramente? Decarbonizzare l’ex Ilva? Sì, certo, se il processo fosse cominciato anni fa: oggi sembra davvero troppo tardi, né si può chiedere alla città di sacrificarsi ancora, e per chissà quanti anni. Si rischia, quindi, una ‘bomba’ sociale senza paragoni. E calcio e pettole non basteranno ad attenuare l’incertezza del futuro. Purtroppo, sempre sulla pelle dei cittadini.

Author: Marcello Di Noi

Giornalista pubblicista da oltre 30 anni, è stato a lungo collaboratore del 'Corriere del Giorno', storica testata giornalistica tarantina purtroppo non più in edicola, occupandosi di Sport e principalmente del Taranto, oltre che di pallavolo, contemporaneamente scrivendo per 'La Gazzetta dello Sport'. Ha poi diretto il mensile di cultura e spettacoli free press 'PiGreco', per poi passare a dirigere il quotidiano TarantOggi. Successivamente ha diretto la testata on line 'CorrierediTaranto'.

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