Riflessioni sul fenomeno della pausa caffè col cronometro
Una bella botta di malinconia per quanti affermano, a ragione, che la sosta al bar non è solo questione di pausa rigenerativa quanto di pura socialità. Per chi scrive, gustare comodamente al tavolino il caffè o il cappuccino (se il dietologo lo consente, assieme a un bel fragrante cornetto alla crema) è anche occasione di una lettura “aggratis” dei quotidiani (per chi ancora li mette a disposizione). Nell’epoca tecnologica che consente l’informazione in tempo reale da tutto il mondo, a molti può sembrare demodé continuare a preferire la carta stampata. Ma questo è un piacere che non è dato a tutti apprezzare e, purtroppo, questi sono sempre meno: gli altri, però, non sanno cosa si perdono! Al bar c’è l’opportunità di scambiare anche due chiacchiere, di apprendere informazioni utili di vita quotidiana e perfino succosi gossip. Altro che rotocalchi televisivi! Qualcun altro vi ha trovato anche l’anima gemella.
Perciò è stato motivo di tristezza sapere che recentemente un bar di Torino ha esposto in bell’evidenza un cartello in cui vengono indicati i tempi di permanenza, dipendentemente dalla consumazione: quindici minuti per un caffè al tavolo (molto meno al banco); colazione/merenda, venti minuti; aperitivo, sessanta minuti ecc. I tempi sono ragionevoli, se vogliamo, ma è il modo con cui lo si ricorda che è fastidioso.
La notizia è presto rimbalzata su tutti i social e sono stati innumerevoli i commenti a riguardo, suddivisi tra chi era d’accordo e chi meno. E se lo facessero anche da noi?
Ai più anziani questo avrà fatto tornare alla memoria quanto accadeva da ‘Mamm’Antonia’, che gestiva un’accorsata casa di tolleranza in via Cavallotti, con il prezzario delle prestazioni commisurato alla durata della “consumazione” (guai a sgarrare!).
Assoutenti ha ritenuto opportuno chiarire che non esiste alcuna norma di legge che stabilisca la durata della permanenza dei clienti in un esercizio pubblico; l’unico principio che può essere richiamato (viene ricordato) è quello del buon senso e della civile convivenza, che impone all’utenza di non arrecare danno economico o organizzativo all’esercizio commerciale, specialmente in caso di posti limitati e di altre persone in attesa. Assoutenti invita quindi esercenti e consumatori a rispettare reciprocamente i propri diritti e doveri, ricordando che la vera regola che deve guidare i rapporti commerciali è quella del buon senso e della comprensione reciproca, non dei minuti scanditi da un cronometro, come accadeva nel già citato esercizio della nota maitresse tarantina.
Infine, qualche consiglio per una tranquilla sosta al bar. Chi è intento alla lettura dei giornali (e ha terminato la consumazione) usi la cortesia di cedere il posto alla gentile signora in attesa, accomodandosi magari al tavolo di chi condivide il piacere della lettura della carta stampata. In caso contrario, si può benissimo continuare a leggere fuori, all’aria aperta, avendo la premura, ovviamente, di rimettere subito dopo a posto il giornale. E possibilmente, chi vuol completare al più presto la “rassegna stampa”, si astenga dal mettere fretta a chi ha ancora fra le mani la “rosea”, se non vuole incorrere in un bel “vaffa”.
Infine, un caloroso ringraziamento all’amico Luca, titolare di un noto bar del Centro, per l’accoglienza e la pazienza con cui sopporta le prolungate pause caffè dell’autore di questa nota un po’ strampalata.
