E alla fine, il 2026 arrivò

Doveva essere l’anno della svolta per Taranto. Lo sarà davvero?

Taranto ha salutato il 2025 alla luce della fiaccola olimpica. Forse non è un caso che il passaggio di testimone fra l’anno vecchio e quello nuovo si sia svolto questa volta all’insegna dello sport. È da quando è stata annunciata l’assegnazione a Taranto dei Giochi del Mediterraneo, infatti, che attendiamo questo 2026 come l’anno della svolta, l’anno della rinascita, l’anno in cui Taranto tornerà a mostrarsi per quello che potrebbe essere e non per quello che si è accontentata di essere.

Ora il 2026 è arrivato.Sarebbe piuttosto facile dire che, purtroppo, non sembriamo affatto pronti. I cantieri simbolo dei Giochi sono tutti ancora in divenire (con ricorrenti allarmi da parte del comitato internazionale, puntualmente rintuzzati dal Commissario Ferrarese) e anche gli altri non se la passano bene.

Per non parlare della questione rifiuti. Nemmeno il consiglio comunale monotematico ha sbrogliato la situazione, con una politica impegnata a dissociarsi (l’attuale amministrazione dalla passata, che pure era espressione delle medesime forze politiche) o ad attaccare (la minoranza) mentre in città i cumuli di immondizia raggiungono livelli che dovrebbero far vergognare chiunque.

Ma possiamo fermarci forse qui? Possiamo forse cadere anche noi nella lamentela, nel biasimo fine a sé stesso? Nello sfogo social?

No, e per questo vogliamo leggere il 2026 che inizia come un anno che sia davvero di svolta.Perché forse in questi anni qualcosa è davvero cambiato non nella città (che per lo più è sempre quella) ma nei cittadini.

Nei giorni scorsi il sindaco Bitetti ha celebrato con una serie di post sui social la rimozione di alcune cancellate abusive in città vecchia. Ora, il fatto in sé non dovrebbe nemmeno fare notizia (semmai dovrebbe farla il fatto che ci siano voluti decenni per un provvedimento di banale civiltà). Quello che fa notizia, considerato che il sindaco Bitetti non è certo un politico di primo pelo, è che oggi un intervento come questo sia considerato “pubblicizzabile” e fonte di consenso. E il motivo è chiaro: che oggi ci interessa. Che ci sta a cuore. Che c’è una fetta sempre più ampia della città che non si vuole arrendere al degrado e al potenziale inespresso. Non è forse questo il cambiamento che tutti speriamo e desideriamo?

E allora, forse questo 2026 può essere davvero un anno di rinascita. Buon anno Taranto!

Author: Alessandro Greco

Docente di Italiano e Storia e giornalista pubblicista. Dal 2015 collabora con "La Vita in Cristo e nella Chiesa", fra le più autorevoli riviste italiane di liturgia, con contributi principalmente sul mondo giovanile e sulla Letteratura (con articoli tradotti all'estero). In passato ha scritto per Nuovo Dialogo e soprattutto per il CorrierediTaranto.it, per il quale è stato prima cronista sportivo e poi cronista politico, sino al 2022. Ha collaborato brevemente anche con "L'Edicola del Sud". È co-autore del documentario in dieci puntate "Taranto, la città nella città - Guida ai vicoli per tarantini distratti (e turisti curiosi)".

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