Solo un tarantino su tre è andato a votare. Anatomia di un’apocalisse elettorale a sette giorni dalle urne
Si sono finalmente spenti i riflettori sull’ennesimo capitolo di una campagna elettorale permanente. Ma non si possono spegnere i riflettori su quella che è stata una vera e propria apocalisse elettorale. Non si può chiamarla diversamente, con un’affluenza così bassa. 41,83% a livello regionale, che in provincia di Taranto scende ulteriormente al 40,64%. Ma non è questo il dato peggiore. Perché, se dal livello provinciale si scende a quello cittadino, si scopre che nella città dei due mari l’asticella si è fermata al 33,69%. Solo un tarantino su tre è andato a votare. Un’apocalisse elettorale. La maglia nera, a spulciare ancora meglio i dati, spetta alla sezione 164 (Tamburi, presso la scuola “Giusti”), dove la percentuale si è fermata addirittura ad un misero 14%. Pochi decimali in più per la 178 e la 1, rispettivamente a Paolo VI (scuola Falcone) e al Borgo (XXV Luglio).
Eviteremo un pamphlet sulla disaffezione dei cittadini verso la politica; persone ben più qualificate si sono già cimentate sull’argomento con esiti interessanti. Ciò che potrebbe essere utile qui, invece, è una riflessione sulle specificità del caso Taranto.
Partiamo dai numeri
Prendiamo in mano i dati delle ultime consultazioni elettorali. Alle scorse regionali, nel 2020, l’affluenza in città fu del 50,57%. Alle comunali di giugno 2022 il 52,21%. Alle politiche di settembre dello stesso anno il 55,03%. Alle europee del 2024 il 35,19%, che sinora rappresentava il minimo storico. Alle comunali di quest’anno il 56,55% al primo turno e il 47,09 % al ballottaggio. Infine, la debacle di domenica e lunedì scorsi.

Volendo prendere in considerazione solo le elezioni regionali, invece, troveremmo una caduta progressiva ma inesorabile dal 91% degli anni ’70 al 42% del 2015, con una ripresa effimera data dal 50% di cinque anni fa.

La sfiducia nei confronti dell’ente Regione
Incrociando questi due dati viene difficile non pensare che in questo crollo ci sia qualcosa di più della semplice disaffezione alla politica. Anche perché, in queste ultime regionali, Taranto ha anche fatto registrare la più bassa affluenza fra tutti i capoluoghi di provincia. Sarà forse semplicistico, ma il sospetto che la città dei due mari non si fidi più della Regione Puglia inizia a diventare qualcosa di più che un sospetto.
Non è un mistero: i tarantini si sentono da sempre penalizzati, a torto o a ragione, in favore di Bari, e certamente aver avuto per dieci anni un Presidente di Regione ex-sindaco di Bari, oggi sostituito da un Presidente di Regione ex-sindaco di Bari non aiuta a sfatare questo mito. Inoltre, è difficile non addebitare alla Regione Puglia decisioni dalle quali la città si è sentita fortemente penalizzata, come la chiusura del Pronto Soccorso all’ospedale Moscati, con immensi disagi che chiunque abbia avuto urgenze mediche può raccontare. Il tutto senza tirare in ballo la complicatissima vicenda Ilva, sulla quale lo stallo non può certamente imputarsi alla Regione (non solo, perlomeno), ma la sovraesposizione mediatica dell’ex-Presidente Emiliano sulla questione di certo non ha giovato.
Bitetti si gioca la faccia
Proprio per invertire questa inerzia, il sindaco Bitetti ha chiesto, appena chiuse le urne, che il nuovo Presidente Decaro indichi un rappresentante tarantino quale vicepresidente della Giunta. Ora, Bitetti è uomo di esperienza e senz’altro avrà delle carte in mano per dire quello che dice. E tuttavia, se così non dovesse essere (anche alla luce di un risultato elettorale nel quale Taranto, proprio a causa di questo elevatissimo astensionismo, ha pesato meno di altri), beh, non possiamo non pensare che la reputazione del sindaco Bitetti ne uscirebbe fortemente ridimensionata. E, con essa, il peso politico dell’intera città, che già di suo non se la passa benissimo. Diversi consiglieri uscenti non sono stati riconfermati (Stellato, Di Gregorio) e un illustre esponente dell’amministrazione comunale attuale (il vicesindaco Mattia Giorno) non si è nemmeno avvicinato alla soglia necessaria per essere eletto.
Insomma, quanta Taranto ci sarà in questa Puglia targata Decaro? Poca, temiamo, ma saremo lieti di essere smentiti…
