Tutta la verità su Palazzo D’Ayala (VIDEO)

Palazzo D’Ayala diventerà un albergo. Fior di polemiche, ma chi lo ha deciso e quando? Studiamo i documenti, e scopriamo nel dettaglio come diventerà

Tutto era iniziato con una lettera aperta, a firma dell’Architetto Augusto Ressa (con un passato da assessore, come ricorderemo più avanti), che lanciava l’allarme sul progetto esecutivo per il restauro di Palazzo d’Ayala in città vecchia in quanto «il Palazzo sarà completamente stravolto». Le polemiche erano poi esplose, appena qualche giorno fa, dopo un post dell’assessore ai Lavori Pubblici Lucio Lonoce, il quale trionfalmente annunciava il ritorno alla vita del palazzo dopo decenni di abbandono.

Al centro delle polemiche la destinazione d’uso scelta per la storica dimora nobiliare, che diventerà una struttura alberghiera. Apriti cielo.

Sui social e sulla stampa l’insurrezione monta, e non solo perché oltre sette milioni di euro di fondi pubblici finanzieranno una struttura che è destinata a divenire privata. Il motivo, come raccontato dal nostro Angelo Diofano, è che il destino dell’edificio era già scritto, ed era tutt’altro. Accanto al portale principale su via Paisiello campeggia ancora, infatti, una lapide che ricorda che qui avrebbe dovuto aver sede il Museo Etnografico “Alfredo Majorano”, attualmente allocato a Palazzo Pantaleo.

Si grida allo scippo, ci si scandalizza e si chiedono i colpevoli. Ma quando c’è stata davvero la decisione di trasformare palazzo D’Ayala in un albergo? Chi l’ha presa? E, soprattutto, che cosa cambierà effettivamente all’interno dello storico edificio?

Il museo mancato

Prima, un passo indietro, al 1981, quando l’amministrazione comunale allora presieduta da Giuseppe Cannata avvia l’iter per espropriare il palazzo, che già da decenni giace abbandonato. Parallelamente, sull’immobile viene apposto il vincolo di tutela da parte della Soprintendenza ai Monumenti. Si decide, allora, che il palazzo divenga la sede del museo etnografico che presto sarà intitolato al suo creatore Alfredo Majorano (che viene a mancare nel 1984).

Passano gli anni e l’edificio viene saccheggiato a più riprese. Agli inizi del nuovo millennio è l’amministrazione Di Bello a predisporre un progetto di restauro conservativo che, però, non vedrà mai la luce.

Una storia iniziata nel 2018

Lo scalone d’onore visto da via Paisiello

Si arriva allora al 2018. A Palazzo di Città si è insediata da qualche mese la prima amministrazione Melucci, a cui spetta il compito di redigere un convincente piano di interventi di risanamento della città vecchia, da finanziare con i 90 milioni di euro provenienti dal MiBACT tramite il Contratto Istituzionale di Sviluppo. Il “Piano Isola Madre”, come viene chiamato con scelta quanto mai discutibile, riceve il proprio primo input sotto forma di atto di indirizzo con una Delibera di Giunta Comunale, la n.178 del 12 luglio 2018. In quel documento, a pagina 9, sotto la voce «15- Recupero, riqualificazione e rifunzionalizzazione dei palazzi storici di proprietà comunale» si legge: «Riqualificazione di Palazzo D’Ayala e del relativo ipogeo da adibire, tramite concessione, a struttura ricettiva di alto livello, con possibilità di ripristino di attracco per barche e ingresso dedicato alla base delle Mura aragonesi».

Qualche mese più tardi, a giugno del 2019, il piano passa in Consiglio Comunale per ricevere la propria approvazione definitiva, che arriva all’unanimità dei presenti (con l’uscita dall’aula delle opposizioni). Fra i voti favorevoli, anche quelli dell’allora consigliere comunale Bitetti e dell’allora presidente del Consiglio Comunale Lonoce. Da notare che, nella breve discussione in aula prima del voto (di cui fa fede il resoconto stenografico) nessuno dei consiglieri intervenuti, fra cui lo stesso Bitetti, nomina espressamente Palazzo d’Ayala o alcuno degli altri palazzi nobiliari da ristrutturare.

I paletti per il nuovo progetto

Ottenuto il via libera del Consiglio, assieme a tutti gli altri interventi facenti parte del piano, la palla torna alla Giunta, che il 1° aprile 2020, nel bel mezzo della prima ondata di Covid, approva il Documento di Indirizzo alla Progettazione, vale a dire il documento contenente le indicazioni a cui devono attenersi i progettisti aggiudicatari della gara d’appalto.

Il documento, a firma dell’arch. Cosimo Netti e dell’ing. Simona Sasso, approvato all’unanimità dalla Giunta (di cui fanno parte, fra gli altri, Gianni Cataldino, fedelissimo dell’attuale sindaco Bitetti, e l’architetto Augusto Ressa) così recita: «L’intervento da prevedersi dovrà essere in grado sia di tutelare e conservare il Bene nei sui caratteri storico-identitari, quale testimonianza dell’eccellenza architettonica ed artistica, nonché di convertire l’edificio in una struttura turistico-ricettiva di altissima qualità, prevedendo al contempo al suo interno, attività aperte al pubblico in modalità indipendente (sale convegni, bar, ristorante, caffetteria, ecc.), compatibili con la funzione ricettiva principale».

Il Bastione Marrese

Il destino del palazzo, a questo punto, è già scritto. Ma c’è ancora qualcosa da aggiungere, perché non tutti si sono accorti che il progetto non include solo il palazzo in sé, ma anche il bastione Marrese che gli sta dinanzi. Si tratta dell’unico bastione di difesa superstite della cinta muraria pre-unitaria e incorpora al proprio interno delle preesistenze di fortificazioni ancora più antiche. Anche questo dovrebbe essere incorporato nell’albergo. Prosegue, infatti, il DIP approvato dalla Giunta: «La riqualificazione dovrà interessare anche il piano interrato per il quale si prevede la realizzazione di un approdo con strutture leggere e galleggianti da utilizzare in via esclusiva per la struttura ricettiva allocata nell’edificio o, in alternativa, quale servizio turistico pubblico di qualità, nella logica di una valorizzazione della Città da e attraverso il mare». Segniamoci questa doppia possibilità, perché ci torneremo più avanti.

Il DIP, infine, stabilisce alcuni paletti per guidare il progetto, fra cui la «Conservazione di tutti gli elementi costruttivi e decorativi identitari dell’edificio stesso», la «Conservazione e valorizzazione delle aree archeologiche presenti nella zona ipogea dell’edificio, legati alla valorizzazione delle Mura Aragonesi di cui sono parte integrante» e soprattutto il «Ripristino e conservazione della configurazione planimetrica originaria e di tutti gli elementi architettonici originali».

L’appalto e la progettazione

Il 9 ottobre 2020 si può, dunque, avviare la procedura di appalto per la progettazione definitiva che porterà, a marzo 2021, all’aggiudicazione ad un Raggruppamento Temporaneo di Professionisti costituito dalla cooperativa Gnosis Progetti (con all’attivo numerosi progetti in tutta Italia, fra cui la ristrutturazione dell’aeroporto di Malpensa e dell’auditorium Rai di Napoli, ma anche il parco archeologico di Saturo a Leporano) e dall’architetto lucano Marco Stigliano, con un recente passato (2019) da progettista nell’Urban Center del Comune di Taranto.

Il progetto di fattibilità tecnico-economica viene quindi consegnato al Comune a maggio 2022 e approvato dalla Giunta Comunale nella seduta dell’8 luglio di quell’anno. In quella Giunta, appena insediatasi dopo le nuove elezioni del giugno 2022, da tempo non ci sono più né l’architetto Ressa né il fedelissimo di Bitetti Gianni Cataldino, e nemmeno il regista delle precedenti fasi, Ubaldo Occhinegro, sostituito nel ruolo di assessore ai Lavori Pubblici da Mattia Giorno, oggi vicesindaco.

Le prescrizioni della Soprintendenza

I soffitti intagliati del piano nobile, visti da Corso Vittorio Emanuele II

Si procede, allora, alla redazione del progetto definitivo e si raccolgono le indicazioni di tutte le amministrazioni coinvolte nel progetto. Fra cui, ovviamente, la Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo di Taranto, che impone una lunghissima serie di prescrizioni tecniche, fra cui richiamiamo in particolare il divieto di rimuovere i solai decorati in legno, vero pezzo forte del palazzo, e l’obbligo di “mimetizzare” il più possibile la porta che verrà aperta su Corso Vittorio Emanuele II (in vista di una sua futuribile pedonalizzazione?).

L’affidamento dei lavori

Il progetto definitivo così modificato viene quindi approvato il 1° marzo 2024 dall’ultima versione della Giunta Melucci, dopo la rottura definitiva con il PD.

A gennaio 2025, subito prima della definitiva caduta di Melucci, viene avviata la gara da €7.200.000. Il 2 luglio scorso viene infine definitivamente aggiudicato l’appalto alla GE. DI. Group SpA, società con sede ad Altamura, che ha preso possesso del cantiere lo scorso 25 agosto e prevede di concluderlo entro il 2028.

Come sarà il nuovo Palazzo d’Ayala?

Ricostruita tutta la storia di come Palazzo d’Ayala è passato da futuro museo a futuro albergo, è tempo di capire cosa cambierà effettivamente all’interno dell’edificio, e per far questo bisogna prendere in mano i progetti, cosa che abbiamo fatto in questo video:

Author: Alessandro Greco

Docente di Italiano e Storia e giornalista pubblicista. Dal 2015 collabora con "La Vita in Cristo e nella Chiesa", fra le più autorevoli riviste italiane di liturgia, con contributi principalmente sul mondo giovanile e sulla Letteratura (con articoli tradotti all'estero). In passato ha scritto per Nuovo Dialogo e soprattutto per il CorrierediTaranto.it, per il quale è stato prima cronista sportivo e poi cronista politico, sino al 2022. Ha collaborato brevemente anche con "L'Edicola del Sud". È co-autore del documentario in dieci puntate "Taranto, la città nella città - Guida ai vicoli per tarantini distratti (e turisti curiosi)".

2 thoughts on “Tutta la verità su Palazzo D’Ayala (VIDEO)

  1. Gregorio says:

    Cosa dire, realizzare una struttura privata con i soldi pubblici è il capolavoro dei politici tarantini. Scippare un altro bene a questa terra sinceramente mi sembra un grande furto. I futuri tarantini e molti della nostra generazione non vedranno mai più un pezzo di storia della loro città. Non c’è limite al peggio.

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  2. Emanuele D'Andria says:

    Meglio una utilizzazione privata che lasciarlo decadere come è avvenuto da quando è stato acquisito a patrimonio del comune di Taranto.
    Almeno così rivive.
    È il palazzo nel quale avrei voluto abitare per la sua splendida esposizione sul mar grande.

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