Risposta breve: no. Riusciremo a recuperare il tempo perso?
Ci siamo quasi. Manca, ormai, solo un anno all’inizio dei Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026. Ce lo ha ricordato la cerimonia con la quale il sindaco Bitetti, davanti a Palazzo di Città, ha dato avvio al conto alla rovescia. Un conto alla rovescia ansiogeno perché, inutile girarci intorno: non siamo pronti.
La questione non riguarda tanto e non riguarda solo gli impianti sportivi, sui quali il commissario straordinario Ferrarese si prodiga in periodici aggiornamenti social per rassicurare la cittadinanza che i lavori procedono regolarmente.
La questione riguarda la città. Che non è pronta.
Quando, nel 2019, i Giochi del Mediterraneo furono assegnati a Taranto (originariamente previsti per il 2025, poi posticipati di un anno causa Covid), tutti quanti cominciammo a guardare a quella data come alla data entro la quale la città avrebbe dovuto non solo aggiornare il proprio obsoleto corredo di strutture per lo sport, ma soprattutto dare quello scatto verso una vera riqualificazione urbana che ridesse slancio ad una città che, siamo sinceri, vive al di sotto del proprio potenziale da troppi anni, e non solo per colpa dell’Ilva.
Tutto, in quel 2019, lasciava sperare che così sarebbe stato. Si era appena usciti da oltre un decennio di dissesto del Comune, da poco era stato approvato un innovativo Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile, si lavorava al nuovo Piano Urbanistico Generale che, si diceva, avrebbe posto fine una volta e per sempre all’incontrollata espansione urbanistica della città; il miliardo di euro di fondi CIS sarebbe stato destinato in cospicua parte alla riqualificazione della Città Vecchia e dell’edificio simbolo del degrado cittadino, Palazzo degli Uffici; si iniziava a parlare di Università autonoma, con l’istituzione del corso di laurea in Medicina; e altre cose ancora ci sarebbero da dire. Insomma, sembrava davvero che quel “stiamo seminando la rinascita” fosse qualcosa di più che uno slogan.
Sei anni dopo, e a 364 giorni dall’inizio della kermesse sportiva a tre cerchi, cosa è realmente cambiato?
Il piano urbanistico non è stato approvato, ma in compenso ci si è scontrati per mesi su qualche ettaro di terreno nel famigerato comparto 32. Palazzo degli Uffici è ancora avvolto dalle impalcature e se anche i lavori iniziassero oggi, non si farebbe in tempo a terminare neppure le facciate esterne per l’apertura dei Giochi. I cantieri per le BRT sono appena agli inizi e portano con se polemiche e mille problemi, per cui affronteremo i Giochi con la vetusta rete di trasporto pubblico locale di cui ci siamo accontentati finora. Le pavimentazioni storiche della città vecchia non sono state ripristinate e giacciono ancora, tristemente, sotto centimetri di asfalto. Il terminal “Falanto” al porto è ancora incompleto, così come la riqualificazione della stazione ferroviaria, mentre del terminal di interscambio alla Croce non si parla proprio più.
E potremmo continuare.
Cosa c’entra tutto questo con i Giochi?
C’entra, perché una città si giudica anche da come sa presentarsi dinanzi alle grandi vetrine che le vengono offerte, e da come riesce a capitalizzare le risorse disponibili. Senza spostarsi troppo, Bari ha cambiato in gran parte il proprio volto dopo i Giochi del Mediterraneo 1997, Matera lo ha fatto dopo essere stata Capitale Europea della Cultura nel 2019; Torino non è più la stessa dopo le Olimpiadi Invernali del 2006, e gli esempi potrebbero continuare. Ma noi, agli occhi “forestieri” che si presenteranno, che immagine daremo di Taranto?
Vi è poi un altro problema, non meno importante di questo, e riguarda gli impianti sportivi in sé e per sé. E no, quello che ci preoccupa non è se saranno finiti in tempo. Quello che ci preoccupa è: cosa ne sarà il giorno dopo la fine dei Giochi? Si è pensato davvero a che cosa farne?
La domanda, purtroppo, non è affatto superflua, e l’esempio lo abbiamo sotto gli occhi. Avete presente Palazzo Troilo, il grande edificio storico finalmente riqualificato che si trova proprio accanto alla Cattedrale di San Cataldo, in Piazza Duomo? Ebbene, una volta riqualificato con un investimento di milioni di euro, si è scoperto che non sapevamo che cosa farcene. “Hub culturale”, si era detto, ma precisamente che cosa significherà mai questa espressione? Dopo mesi di semi-abbandono l’edificio è stato finalmente destinato a sede proprio del comitato organizzatore dei Giochi, ma dopo?
Iniziamo, perciò, un altro conto alla rovescia, la politica non ce ne vorrà. Non quello per il 21 agosto, data di inizio dei Giochi, ma quello per il 4 settembre, il primo giorno dopo la fine della grande competizione. Come sarà Taranto, fra 378 giorni?
