Il primo cittadino getta la spugna dopo meno di due mesi. Ma è davvero così?
La notizia, arrivata in serata, è di quelle che richiedono la doppia verifica prima di cominciare a crederci. Il sindaco Bitetti si è dimesso. Appena 49 giorni dopo l’elezione, 41 dopo la proclamazione ufficiale e solamente 4 dall’insediamento del Consiglio Comunale.
Allora, è uno scherzo?
No, non è uno scherzo
Posto che le dimissioni sono reali, tocca capirne il senso.
La decisione è arrivata dopo l’ennesimo, turbolento momento di confronto con le associazioni ambientaliste. Bitetti, insieme all’assessore all’ambiente Fulvia Gravame, le aveva convocate a Palazzo di Città per un incontro (forse, aggiungiamo noi, per “mettere una pezza” alla decisione di svolgere a porte chiuse il Consiglio Comunale monotematico di giovedì).
Qui erano state confermate posizioni ben note, con le associazioni che avevano chiesto al sindaco di non firmare l’accordo di programma.
I problemi sono arrivati dopo, quando il sindaco ha provato a uscire da Palazzo di Città.
L’assedio e gli slogan
Qui, secondo quanto riferito dai giornalisti presenti e secondo quanto si può vedere da alcuni filmati pubblicati sui social, alcuni dimostranti hanno impedito l’uscita dall’edificio, lanciando slogan contro la fabbrica e contro l’accordo di programma.
Insomma: un copione già scritto per il Consiglio Comunale monotematico, riciclato per l’occasione dato il cambio del palinsesto.
Il coup de theatre
Allora il sindaco ha deciso di mettere tutto sul piatto. “Torna alla casella di partenza”. Dimissioni, nuove elezioni e si ricomincia daccapo.
Ovviamente in pochi credono che l’esito sarà davvero questo, dato che la legge concede a Bitetti venti giorni per revocare le dimissioni.
Ma allora perché l’ha fatto?
Ipotesi 1: prendere tempo
Se il sindaco è dimissionario, ovviamente non può esercitare i suoi poteri. Se non può esercitare i suoi poteri, non può andare a sedere al tavolo romano che deciderà il futuro dello stabilimento. Un tavolo nel quale, lo sappiamo, gli enti locali non avranno alcuna reale possibilità di esprimersi. Bisognerà per forza farsi andar bene il via libera alla nave rigassificatrice (che, ricordiamo, sarà alimentata con gas di provenienza americana, in un momento quanto mai delicato per i rapporti economici transatlantici). L’alternativa, infatti, è già sul tavolo: una produzione che, con la revisione dell’AIA, il Ministero dell’ambiente ha già autorizzato per i prossimi dodici anni a ciclo integrale a carbone, nonostante il parere contrario di tutti gli enti locali.
In questo senso, l’assenza del Sindaco potrebbe rappresentare un modo per non essere presente ad un tavolo al quale, purtroppo, conterebbe comunque come il due di picche.
Ipotesi 2: il rilancio
La seconda ipotesi, però, ci pare più suggestiva. Dinanzi alla pretesa, da parte di alcune associazioni, di essere le vere depositarie della volontà dei tarantini, il sindaco legittimamente eletto si dimette per provocare, da parte della politica e della società civile che lo hanno sostenuto, un moto di sostegno e conferma di fiducia nei suoi confronti. Perché, e questo è un punto ineludibile, è a lui che i cittadini hanno affidato il mandato elettorale con due turni di amministrative.
D’altronde, e forse non è mai troppo tardi per ricordarlo, è vero che “la sovranità appartiene al popolo”, ma non bisogna mai dimenticare “che la esercita nelle forme e nei limiti stabiliti dalla Costituzione”.
Urlare al megafono non basta per dire di essere i depositari della volontà popolare…
Il filmato pubblicato da Cosmopolismedia
Il filmato pubblicato da Nuovo Quotidiano di Puglia
Il video pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno
