Primo Maggio, un concertone “sotto silenzio”?

Sembra essersi affievolito il clamore attorno a quello che è stato un evento rivoluzionario

È di nuovo tempo di bilanci per Taranto, all’indomani del concertone che ormai da oltre un decennio è un appuntamento fisso della vita culturale e politica della città.

Il ricordo di Massimo Battista sul palco

L’edizione 2025 è vissuta (e non poteva essere diversamente) nel segno di Massimo Battista. L’ex-consigliere comunale, scomparso a ottobre, era stato fra i fondatori del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti e su quel motocarro era sempre rimasto, fisicamente e metaforicamente, anche dopo il suo ingresso nelle istituzioni.

E se, tuttavia, questo l’ha reso forse il concertone più emotivamente carico, fra quelli vissuti dal 2013 ad oggi, l’indomani lascia un po’ il senso che qualcosa si stia allentando in quello che in passato è stato un evento dirompente, per la sfida nemmeno tanto nascosta allo storico concertone di Piazza San Giovanni a Roma, organizzato dai tre sindacati confederali.

Sui tg nazionali non c’è praticamente più traccia dell’evento, nel backstage non si scorgono i furgoni delle grandi reti che fino a non molti anni fa affollavano il Parco delle Mura Greche. E anche il parterre, senza nulla togliere agli artisti che si sono esibiti quest’anno, è stato sicuramente meno “di grido” rispetto anche soltanto alle ultime due edizioni.

Che cosa sta succedendo?

Sicuramente quello che si vede è solo la punta dell’iceberg di fatti che si muovono spesso al di là di ciò che si può osservare dall’esterno, come dinamiche delle case discografiche, sponsorizzazioni e impegni già assunti, ma senz’altro possiamo fare qualche considerazione sul fenomeno “Uno Maggio” così come traspare da Taranto.

In primo luogo, l’appuntamento è ormai tradizionale e, in quanto tale, ha assunto una veste a suo modo “istituzionale”. Non c’è più il senso di sorpresa e sano sgomento delle prime edizioni, quando non si riusciva a spiegarsi come fosse possibile che un concerto autofinanziato potesse far gara allo storico palco di Piazza San Giovanni. E, di conseguenza, è calato anche l’interesse dei media nazionali e, forse, anche quello di certi artisti mainstream a farsi vedere su un palco “alternativo”, per poi magari cantare su quello più celebre nella capitale l’anno successivo.

Ma soprattutto, e qui sta forse il vero punto dolente della questione, è ormai crollata a livello nazionale ma anche, sinceramente, a livello locale, l’attenzione sul tema “inquinamento a Taranto”. A ormai tredici anni dalle grandi manifestazioni del 2012, che sembravano preludere ad una rivoluzione di popolo, la città è nuovamente addormentata. Il gigante industriale è assopito, ma ancora pulsante, e il dilemma “lavoro-salute” non è mai stato davvero affrontato. L’Ilva sonnecchia e Taranto con lei, a dispetto delle grandi attese per i Giochi del Mediterraneo che al momento hanno prodotto solo qualche cantiere che nessuno sa se si riuscirà davvero a portare a termine.

Due punti fermi da cui ripartire, però, ci sono. Il primo è il pubblico tarantino, che anche quest’anno ha affollato il parco a dispetto anche di file lunghissime, generate dai controlli ai varchi d’accesso molto più rigidi che in passato. La città ha risposto e continua a rispondere se non agli slogan, almeno alla chiamata della musica. Il secondo sono i tre direttori artistici Michele Riondino, Diodato e Roy Paci, ai quali va reso il merito, insieme a tutto il Comitato, di essere riusciti ancora una volta a portare in scena uno spettacolo di questa portata. Particolarmente a Diodato e Riondino, poi, va riconosciuto l’indubbio merito, checché se ne possa pensare delle loro posizioni politiche, di non aver dimenticato la propria terra anche dopo aver raggiunto il successo, quello vero. Quello dei premi di pubblico e critica e degli ingaggi a molti zeri. Onore a loro, e al primo maggio tarantino, sempre di lotta, mai di governo, ma forse bisognoso di un nuovo slancio per le prossime edizioni.

Author: Alessandro Greco

Docente di Italiano e Storia e giornalista pubblicista. Dal 2015 collabora con "La Vita in Cristo e nella Chiesa", fra le più autorevoli riviste italiane di liturgia, con contributi principalmente sul mondo giovanile e sulla Letteratura (con articoli tradotti all'estero). In passato ha scritto per Nuovo Dialogo e soprattutto per il CorrierediTaranto.it, per il quale è stato prima cronista sportivo e poi cronista politico, sino al 2022. Ha collaborato brevemente anche con "L'Edicola del Sud". È co-autore del documentario in dieci puntate "Taranto, la città nella città - Guida ai vicoli per tarantini distratti (e turisti curiosi)".

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