Pino Rapetti: da “Quo Vadis” a “Natale cu a tredecèseme”

La sua ultima esibizione risale al 7 febbraio del 2020 con “Ci no’ se ‘uaste no’ s’aggiuste” di Bino Gargano al teatro Orfeo con la compagnia “Angela Casavola” di Renato Forte: circa un anno prima della scomparsa, avvenuta il 27 gennaio 2021. Si tratta di Pino Rapetti, indimenticato interprete del teatro dialettale tarantino, nato il 14 aprile del 1932: quasi 89 anni, di cui ben 75 trascorsi sul palcoscenico.
Lo individuavi subito in scena per il tipico volto da tarantinaccio, dai tratti spigolosi e col ciuffetto impertinente, dal discorrere po’ burbero, da quella voce rauca di chi vorrebbe incutere timore ma che fino in fondo non ce la fa. Lo applaudimmo nell’ultima interpretazione all’arena della Villa Peripato con “Maledett’a quedda fruskulone de mugghièreme”, rivisitazione dialettale di “Tilt” di Gino Rivieccio, con la compagnia “Angela Casavola”.
In una successiva chiacchierata al bar egli dette spazio ai ricordi, iniziando a citare il regista più esigente: “Era Vincenzo Sammaruga, quello dei miei esordi. Ci faceva ripetere infinite volte la battuta, anche quella di scarsa importanza, fino all’effetto da lui auspicato. Vallo a fare con i giovani d’oggi e vedi come ti mandano a quel paese!”.
E fra tanti “amarcord” c’è posto anche per il cinema, quello importante, addirittura in “Quo Vadis”. “La chiamata a parteciparvi mi giunse attraverso un amico – raccontava – Mi misi in aspettative dal mio posto in Arsenale e partii in treno per Cinecittà. La paga non fu malvagia e mi divertii tanto. Poi, con rimpianto, dovetti tornare a Taranto per riprendere a lavorare. Ancora oggi, quando mi prende la nostalgia, faccio andare la videocassetta del film e mi rivedo”.
Il debutto di Pino Rapetti avvenne a 12 anni, nel 1944, con un lavoro in lingua, “Il vero lume fra le ombre”, un tempo immancabile a Taranto in Avvento: interpretava il pastorello Beniamino. Fu poi la volta de “La Passione e Morte”, anche questo non più andato in scena per la difficoltà di coordinare e dirigere i numerosi interpreti previsti dal copione.
Quindi, il grande amore per il teatro dialettale, con le commedie di Acquaviva, Majorano, Marturano, Petrosillo (“Guai a non pronunciare il nome completo di quest’ultimo, Alfredo Lucifero: alquanto imbarazzante…nella seconda parte, ma lui ci teneva”). Rapetti era stimato dagli autori per le sue doti di duttilità interpretative e per il grande impegno nell’immedesimarsi nel personaggio in commedie, spiegava, oggi non più rappresentate perché difficilmente comprensibili per i tanti termini ormai in disuso.
L’attore dovette la notorietà in particolari ai lavori di Bino Gargano, che interpretavano palpiti e speranze degli anni sessanta, quelli del boom economico, che mutarono, non sempre in meglio, le sorti della nostra città: “Scriveva i copioni nel suo locale di parrucchiere, fra un taglio di capelli e una messa in piega Ed ecco così, per esempio, che nacquero “Noblesse Oblige… e le puperusse uskene”, “Ce no se uaste no’ s’aggiuste”, “Natale cu a tredecèseme” e tante altre”.
Nel dicembre del 2018 all’Orfeo in occasione della messa in scena di quest’ultima commedia, la vedova dell’autore, Anna, gli consegnò una targa per la lunga carriera artistica. Il suo più grande desiderio, purtroppo non realizzato, fu quello di riportare in scena “A Rote”, sul dramma degli anziani abbandonati, cui era particolarmente affezionato.
Fra gli attori da lui conosciuti, egli apprezzò Pino Salinaro, Giulio Pagani, Nicola Rapese, Tonino Schiedi, le sorelle Casavola, Teresa, Pina e Angela (quest’ultima deceduta durante le prove di “Noblesse…”), Leo Pantaleo, e i viventi Gianna De Bartolomeo, Franco Petrosillo, Renato Forte e Lino Conte.
Questo il ricordo di Lino Conte, attore e commediografo: “L’attore scomparso mi fu presentato da Bino Gargano, il quale nel ’76 venne a trovarmi nel piccolo teatro di San Roberto Bellarmino, dove provavo s’aggiuste”col mio gruppo di cabaret, per propormi una parte in “Ci no’ se ‘uaste no’ s’aggiuste”. Pino era estremamente preciso e rigoroso durante le prove, impressionante per come un breve riusciva a memorizzare le sue parti e prodigo di consigli e di incoraggiamenti verso i giovani”.
Così lo rammenta Renato Forte, già” patron” della compagnia “Angela Casavola”: “Sul palcoscenico era una forza della natura, lasciava sbigottiti per la naturalezza con cui si compenetrava nel personaggio da interpretare. Di lui mi rimane particolarmente impresso il grande impegno nel volontariato, con gli ammalati dell’Unitalsi e nelle visite agli anziani, ai quali non mancava di rammentare i tanti episodi della sua lunga carriera di attore. Posso anche dar testimonianza del bene che ha fatto a tante famiglie in situazione di indigenza . Insomma, una persona che non si dimentica tanto facilmente”.

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