Taranto, sei pronta per il futuro?

Giochi del Mediterraneo, Ilva, BRT: come risponde la politica tarantina all’epocale svolta del 2026?

Chissà se, nel 1492, gli operai che portavano a compimento la costruzione del Castello Aragonese sapevano che quell’anno sarebbe stato uno spartiacque nella Storia dell’umanità. Non abbiamo la possibilità di interrogarli sull’argomento, ma saremmo pronti a giurare che ci direbbero che no, non ne sapevano proprio nulla.

Raramente, infatti, si ha la possibilità di rendersi conto in diretta di star vivendo un momento storico. Eppure, anche senza voler scomodare il buon Colombo, nel nostro piccolissimo, all’ombra del Castello Aragonese che a dispetto dei secoli sta sempre lì, noi tarantini del 2026 stiamo davvero assistendo ad un momento spartiacque nella storia di questa piccola grande città.

Questi ultimi mesi, infatti, ci hanno regalato una sequenza di avvenimenti che, se si uniscono con cura i puntini, disegnano un quadro in rapida evoluzione. Fra Giochi del Mediterraneo, completamento dei progetti PNRR (in particolare le due linee BRT) e soprattutto la vertenza Ilva con il prossimo (definitivo?) spegnimento dell’area a caldo, quest’ultimo scorcio d’anno ha tutto l’aspetto di una congiuntura epocale, una di quelle cerniere della Storia da cui una comunità uscirà inevitabilmente trasformata.

Già, ma in che direzione?

Guardandosi intorno in città si percepisce un’aria generale di sospensione, mista fra curiosità e scetticismo. Tutti sanno che una nuova Taranto sta arrivando ma nessuno riesce davvero ad immaginarsela.

E qui viene la politica.

Proprio in queste contingenze storiche, infatti, la classe politica è chiamata ad assumersi il ruolo complesso di indicare una rotta. Non solo amministrare l’ordinario (che già, comunque, non sarebbe male) ma tracciare un’idea di comunità civica.

Come siamo messi da questo punto di vista?

Così e così, verrebbe da dire. Se si osserva l’evoluzione della vita politica cittadina non si può fare a meno di notare che lo stesso clima di attesa che si respira in città, lo si vede anche fra coloro che quel futuro dovrebbero scriverlo a suon di atti e votazioni. Sembra quasi che ci si stia lasciando vivere.

Beninteso, il compito di chi amministra la città in questo momento non è semplice e non solo perché bisogna fare una grande quantità di scelte che impatteranno sulla vita dei decenni futuri della cittadinanza, ma anche perché bisogna ragionare con una cittadinanza illusa e disillusa da anni di annunci roboanti raramente seguiti dai fatti (stiamo ancora seminando la rinascita…). È dunque comprensibile il profilo generalmente basso scelto dal sindaco Bitetti e dalla sua amministrazione.

Ora, però, che si entra nel vivo di questa consigliatura, ci aspettiamo un cambio di passo che vada oltre il piccolo cabotaggio. Un cambio di passo quanto mai necessario su almeno tre questioni. Innanzitutto, l’assetto urbanistico della città. Che fine ha fatto il PUG? Dal 2018 ad oggi il Piano Urbanistico Generale non riesce ancora a vedere la luce. Perché? Poi, gli interventi di recupero in città vecchia. Bene la restituzione alla pubblica fruizione di vicoli e immobili abusivamente occupati ma, anche qui, si tratta di piccole questioni. La vera domanda è: quando partirà il social housing? E infine, come capitalizzare la grande eredità, organizzativa e infrastrutturale, dei Giochi del Mediterraneo perché non vada dispersa? Siamo già in prima linea per diventare davvero una città dello sport o dobbiamo continuare a restare appesi alle sorti della sola squadra di calcio, che purtroppo non ha mai militato così in basso nella sua centenaria storia?

A tutte queste domande dovrà rispondere la politica tarantina. Tutta, non solo il primo cittadino…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *